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lunedì 18 ottobre 2004

Fish-eye

La posa B, quell'adorabile (e incompresa) creatura

Se c'è qualcosa che appare in molte delle fotocamere digitali e che non abbiamo mai trovato nelle nostre familiari compatte a pellicola, è la posa B (bulb). A metà strada tra una modalità di esposizione ed un tempo di otturazione speciale, troviamo una possibilità di lavoro che i disegnatori non sanno molto bene dove collocare. Invece, sta proprio lì. E nel mondo digitale, se c'è qualcosa che abbiamo chiaro, è che le opzioni che le fotocamere presentano davanti a noi ci sono per essere adoperate. Di Eduardo Parra
Eduardo Parra, fotoreporter.La cosa certa è che questa posa è così strana come sconosciuta, e allo stesso modo, è così difficile da usare come soddisfacenti sono i risultati quando si usa con abilità. Infatti, è una posa così poco impiegata che neanche c’è unanimità al momento di collocarla nelle fotocamere. In alcune appare con una posizione propria nel disco combinatore principale, in altre appare come parte del modo di priorità alla velocità ed in altre la troviamo dopo avere cercato e ricercato nei menù avanzati della fotocamera. Qualcosa dovrà pur avere di così speciale.

In effetti, qualcosa ha. La cosa fondamentale che attira l’attenzione al momento di usare questa posa è che l’esposimetro si disattiva. Anche se in un principio è sconvolgente, questo ha una sua spiegazione logica: ciò che permette questa posa è di mantenere l’otturatore aperto mentre si tiene pressato il pulsante di scatto, e poiché la fotocamera non sa quanto tempo rimarrà aperto l’otturatore, non può specificare che diaframma sarà necessario. La seconda cosa è che questa posa richiede esclusivamente un treppiede o, quanto meno, un sostegno per la fotocamera e, se ha l’accesso, utilizziamo uno scatto a distanza o un timer, tanto meglio.La terza è che, senza rimedio, ci faremo una domanda: perchè usare questo modo avendo gli altri?

Il perché delle cose

Partiamo dal fatto che useremo questa posa per esposizioni lunghe. Ciò è chiaro. In realtà, sarebbe qualcosa più che difficile potere migliorare un’esposizione corta -per esempio, 1/250 secondi- manualmente. Invece, non possiamo neppure assicurare al cento per cento una corretta esposizione lunga. Questo ci porta ad un’affermazione molto certa: la durata dell’esposizione nella posa B non ha bisogno di una gran precisione -con un piccolo margine di tolleranza- quando noi vogliamo, e questo inoltre ha la sua importanza.

Messi a cercare, troviamo poche situazioni quotidiane nelle quali qualsiasi delle altre pose di esposizione -priorità all’apertura o alla velocità, programma o manuale- non siano adeguate. Invece, lo sono. Le scie, parlando in senso fotografico, sono una traccia di luce che rimane riflessa nella fotografia e segna il cammino da dove una fonte luminosa è passata. Questo ricorso si impiega abbondantemente per dare la sensazione di movimento accelerato, come quello delle automobili che circolano rapidamente per la città.

1. Olympus E-20, f11, 3.11 s, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1200 (214 KB)
2. Olympus E-20, f2.8, 1.13 s, ISO 80
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1. La traccia luminosa dei fari di un’automobile ci porterà a pensare che sia passata a tutta velocità davanti a noi. È importante in questi casi provare un poco con diversi diaframmi prima di scattare la fotografia per evitare che, a causa dell’alta esposizione e della contaminazione luminosa, la fotografia rimanga sovraesposta.

2. La scelta di un diaframma troppo aperto provoca un serio problema di contaminazione sottomessa che fa svanire qualsiasi effetto creativo che vogliamo dare alla fotografia.


Sembra un tanto ricercato, e a dire la verità lo è, ma grazie a questa posa otterremo effetti gradevoli che non potremo conseguire in un altro modo. I primi intenti realizzati con la posa B per fare fotografie probabilmente risulteranno inadeguati. Il nostro sforzo deriverà da trepidazioni, colori irreali e sovraesposizioni. Ma tutto è una questione di pratica e, certamente, di pazienza.

Olympus E-20, , f11, 6.84 s, ISO 320, flash alla prima tendina
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1200 (190 KB)
Con un poco di creatività possiamo ottenere effetti curiosi come quello della fotografia. Tutto dipende dalla capacità creativa del fotografo nel trasformare una macchia luminosa in una fotografia originale.

Bisogna considerare che al momento di fotografare elementi con la luce propria ci troviamo davanti ad una fotografia difficile, ed ancora di più se la fonte luminosa sta in movimento. Se abbiamo oggetti statici ed una luce che si muove, non ci sarà un problema maggiore che quello dell’illuminazione dei primi, quindi anche se la fonte luminosa rimarrà ben esposta, è più che probabile che il resto rimanga oscuro. Per compensare questo difetto adopereremo il flash. L’ideale è prepararlo affinché si scatti proprio prima di terminare l’esposizione, ciò che tecnicamente si denomina seconda tendina. Alcune fotocamere non offrono questa opzione, per questo che dovremo accontentarci di usare il flash all’inizio dell’esposizione. Nonostante, il flash non è l’acqua miracolosa degli sportivi, e ci troveremo in situazioni nelle quali risulti totalmente inutile.

Olympus E-20, f3.6, 4.11 s, ISO 320
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Se prescindiamo dall’uso del flash, il risultato sarà, con ogni probabilità, una fotografia mossa, sfuocata e con seri problemi di colore a causa della contaminazione luminosa. Il miglior rimedio per questo: un lampo di flash.

Nonostante ciò, la posa B presenta una serie di problemi. Uno dei principali è che corriamo il pericolo di saturare l’immagine con scie senza criterio e di perdere il motivo che non emette luce o lo sfondo.

1. Olympus E-20, f4.5, 1/25 s, ISO 80
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2. Olympus E-20, f8, 1/100 s, ISO 80
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1. Se lasciamo l’otturatore aperto troppo tempo, l’unica cosa che avremo sarà una suzione di scie che si sovrappongono tra loro, disordinatamente. Un gran vantaggio della posa B è che possiamo trattenere l’esposizione a volontà.

2. Con il tempo corretto avremo una perfetta immagine del motivo, il suo inizio e il suo percorso. Otteniamo così una buona fotografia fuori del comune.


Questo accadrà quando il tempo in cui manteniamo l’otturatore aperto si prolunga in eccesso. Ed è un errore abbastanza comune, poiché inquadriamo una fonte luminosa, desideriamo catturarla per il massimo tempo possibile, senza renderci conto che con il movimento l’unica cosa che otterremo è saturare e saturare l’immagine con la sua scia. Il secondo problema che ci può sorgere è così semplice come quando il soggetto che si muove lo fa troppo velocemente o con poca intensità. Così otterremo una più o meno corretta esposizione dello sfondo, ma il soggetto che emette la luce si perderà nel nulla. Per evitare questo, sarà necessario realizzare una prova e trovare il diaframma adeguato.

Eduardo Parra
Fotoreporter


* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.

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