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lunedì 15 novembre 2004
![]() Obiettivi angolari: oltre il normaleUno dei pianeti più improduttivi dell'universo fotografico è quello delle distanze focali. Se nelle macchine fotografiche a pellicola appena un gruppetto avevano uno zoom medio decente, limitandosi il resto ad essere del tipo "focus free" e con distanza focale fissa, nelle nuove digitali lo zoom -ottico e/o digitale- è una materia obbligatoria, comune e che più contribuisce al voto medio finale. Disgraziatamente, questo parametro -quello delle distanze focali- è tanto sconosciuto quanto usato, ed è che i fotografi meno innovatori limitano l'uso degli obiettivi a focale variabile o zoom -quelli che montano quasi tutte le compatte digitali- ad avvicinare o ad allontanare il motivo sul mirino. Di Eduardo Parra Gli obiettivi angolari corrispondono alle distanze focali più basse. Anche se ci sono opinioni diverse, possiamo dire che un obiettivo angolare comincia ad esserlo a pieno diritto verso i 35 millimetri nel formato 35 mm, diventando grandangolare o fish eye quando diminuisce questa distanza.
Come abbiamo già commentato, la grande maggioranza limita l’uso degli angolari al mero fatto di “allontanare” il soggetto dalla fotocamera per potere ottenere oggetti e paesaggi più ampi. Anche se queste due possibilità non sono cosa di poco conto, ci sono effetti secondari e altre opzioni da prendere in considerazione. Quello che l’occhio non vede La principale caratteristica degli obiettivi angolari è più che ovvia: un maggiore angolo di copertura. In questo modo, possiamo catturare una maggiore porzione della realtà. Anche se l’angolo dipende dalla distanza focale, esistono obiettivi capaci di catturare fino a 180 gradi di scena. Sarà utile, pertanto, per paesaggi o luoghi angusti dove lo spazio è limitato (una stanza, per esempio). Troviamo una somiglianza di questi obiettivi negli spioncini della porta delle nostre case. L’uso dell’angolare ci permette anche di giocare con le prospettive. Una distanza focale corta distorce la realtà proprio come la vediamo noi, ottenendo che gli oggetti in primo piano sembrino dei giganti in confronto agli oggetti in piani più lontani. Danni collaterali Come di solito succede con quasi tutto in questa vita, ogni vantaggio è solito tollerare qualche inconveniente. Nel caso degli obiettivi angolari gli inconvenienti esistono, ma con un poco di occhio fotografico possono essere facilmente truccati o semplicemente, far sì che lavorino per noi. Uno dei difetti secondari più importanti degli obiettivi angolari -che si accentua diminuendo la distanza focale- è il fatto che modifica la realtà. Questo effetto si può apprezzare chiaramente quando il soggetto si colloca molto vicino all’obiettivo. In questo caso, le linee si deformano, le rette si curvano e gli oggetti si falsano. Una fotografia seria sarà impossibile in una situazione come questa. Invece, otterremo alcune immagini perfettamente comiche e disinvolte, adatte al più serio degli osservatori. La prospettiva anche si accentua. In questo modo, gli oggetti che si estendono da un primo piano fino al fondo dell’azione si allargano e sembrano essere molto più estesi. Questo effetto può provocare immagini irreali che diminuiscono il peso all’immagine. Nonostante, un buon uso di questa caratteristica degli angolari permette di aumentare la grandezza di alcuni motivi fotografici. Tale distorsione della prospettiva è particolarmente sconvolgente quando interviene una persona, posto che le proporzioni estreme -tratto alle quali siamo abituati si reinventano totalmente. Un ultimo effetto secondario prodotto dall’uso degli obiettivi angolari è la separazione dei piani. In effetti, immaginiamo una persona ad un metro da una parete. A prima vista potremmo apprezzare con la quasi totale precisione la distanza che separa la parete da una persona, ma se invece che i nostri occhi nudi usiamo un obiettivo angolare avremo un serio problema al momento di identificare la distanza soggetto- la parete. Questo succede perché -come si è già indicato- la prospettiva si falsa e i piani che in realtà sono vicini, si separano sempre di più all’occhio dell’angolare. Questo ricorso è più utile quando vogliamo dare una sensazione di piccolezza del protagonista nell’ambiente o quando abbiamo bisogno di cedere l’importanza al soggetto e toglierla allo sfondo. Un altro degli effetti secondari che avvertiamo utilizzando l’angolare è il denominato effetto barile. Le sue conseguenze: le linee che dovranno essere rette nei laterali dell’immagine -se è verticale- o in alto e in basso -se è orizzontale- appaiono le curve, a somiglianza della sagoma di un barile. Questo effetto è particolarmente fastidioso al momento di ritrarre quadri o un’architettura irregolare, sebbene può infastidire in quasi ogni situazione in cui le linee rette siano: rette. In sintesi, gli angolari, grandangolari e fish-eyes vanno oltre il mero fatto di allontanare il soggetto dalla fotocamera. Sono tutta una fonte di possibilità creative che devono essere sfruttate adesso che li abbiamo nelle nostre nuove fotocamere. Eduardo Parra
Fotoreporter * Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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