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lunedì 6 dicembre 2004

Fish-eye

Teleobiettivi. Così lontani, così vicini

Se nell'articolo precedente commentavamo quanto erano improduttivi e quanto erano sconosciuti gli obiettivi angolari, riguardo al tema che ora trattiamo -i teleobiettivi- possiamo affermare che sì sono conosciuti, ma neanche per sogno dichiareremo che sono abbastanza utilizzati. Infatti, se con gli angolari si tende soltanto ad "allontanare" la scena, con i teleobiettivi si è soliti essere propensi, unicamente, ad avvicinarla. In qualsiasi caso, l'universo digitale aggiunge un falso alleato all'arsenale fotografico dei cacciatori di scene: lo zoom digitale. Entriamo nell'argomento. Di Eduardo Parra
Eduardo Parra, fotoreporter.Gli obiettivi tele, comunemente chiamati teleobiettivi, sono quelli che hanno distanze focali più elevate. Parlando in equivalenze di 35 millimetri, un teleobiettivo comincia ad esserlo più o meno agli 80 o 90 millimetri, raggiungendo enormi distanze focali da 1200 millimetri e anche di più. In nomenclatura digitale, i teleobiettivi si nominano impiegando un numero seguito da una croce: la famosa “x”. Questo segno indica il numero di volte che si deve moltiplicare la distanza focale più bassa dell’obiettivo per sapere la distanza focale del teleobiettivo. Così, per esempio, un obiettivo 3X in una fotocamera il cui angolo è da 35 mm, monterà un teleobiettivo da 105 millimetri.

È sicuro che la funzione principale degli obiettivi è quella di avvicinare la scena al fotografo, ma così come succederebbe con gli obiettivi angolari, i teleobiettivi hanno una serie di effetti secondari che non solo è necessario conoscere, ma che risulta indispensabile sapere utilizzare.

Olympus E-20, ISO 80 f3.2, 1/8 s, distanza focale da 140 mm (su standard 35 mm)
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1600 (218 KB)
In più di un’occasione ci troveremo in situazioni nelle quali il corpo chiede di avvicinarsi al soggetto ma cause di forza maggiore lo impediscono. È proprio in questi casi che apprezziamo la qualità e la “potenza” dei nostri teleobiettivi.

Effetti secondari

La prima e principale caratteristica degli obiettivi tele è inversa da quella degli angolari: avvicinano la scena e riducono l’angolo visuale. In questo modo, quanto maggiore è il teleobiettivo, più potremo avvicinare la scena. Invece, la porzione dell’immagine che appare sarà più piccola.

Olympus E-20, f.3.6, 1/125 s, ISO 320, distanza focale da 140 mm (su standard 35 mm), flash Metz 54 Mz3
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1600 (194 KB)
I ritratti sono uno dei migliori esempi dell’uso del teleobiettivo. Da una parte, catturiamo una porzione di scena molto piccola -il viso-, e dall’altra parte, non ci dobbiamo avvicinare al soggetto, evitando così che questi si senta “soffocato”.


Questa riduzione dell’angolo implica che le vibrazioni alle quali la fotocamera è sottomessa si vedano amplificate nella ripresa dell’immagine, colpendo irrimediabilmente i risultati finali in forma più accentuata che con un obiettivo angolare. Quello succede anche quando si utilizzano velocità che generalmente non producono trepidazioni, tali come 1/80 e anche 1/100 secondi.

La prospettiva risulta anche colpita dall’uso di un teleobiettivo. Così, i piani che compongono una scena si restringono usando i teleobiettivi, dando la sensazione che stiano più vicini gli uni agli altri. Come conseguenza, si generano ambienti più claustrofobi e angusti. Invece, e contrariamente a ciò che succede con gli angolari, l’uso dei teleobiettivi non implicherà deformazioni negli oggetti.

Olympus E-20, f2.8, 1/125 s, ISO 320, distanza focale da 35 mm (su standard 35 mm)
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1280x960 (262 KB)
Olympus E-20, f3.6, 1/160 s, ISO 320, distanza focale da 140 mm (su standard 35 mm)
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1280x960 (222 KB)
Usando i teleobiettivi i piani si restringono. In questo modo, possiamo ottenere che gli spazi separati tornino a stare insieme. Questo effetto è molto utile per mettere il soggetto fotografato in mezzo all’azione in spazi ampi.

La luminosità è un’altra delle vittime degli obiettivi a distanza focale lunga -montati, sicuramente, sulla maggior parte delle fotocamere digitali compatte. Salvo in obiettivi professionali ad alta qualità, le distanze focali più elevate supporranno una riduzione fisica della relazione tra l’apertura effettiva della lente -il diaframma- e la sua distanza focale, ciò che deriva da un numero f più chiuso e, come abbiamo visto negli articoli precedenti, su una profondità di campo maggiore.

Mano digitale

Lo zoom digitale è un attrezzo che incorporano le nuove fotocamere digitali e che è, attualmente, estraneo alle macchine fotografiche a pellicola. Questa opzione permette di avvicinare la scena superando i limiti dello zoom ottico in teleobiettivo, falsando l’immagine per simulare l’uso di una maggiore distanza focale. Anche se è frequentemente impiegato come reclamo pubblicitario, lo zoom digitale montato nelle fotocamere digitali è un attrezzo che più che aiutare nuoce al fotografo e alla fotografia risultante dal nostro lavoro. Il motivo è semplice.

Gli obiettivi “tradizionali”, in altre parole, gli ottici, utilizzano una serie di movimenti delle lenti, la luce oltrepassa l’obiettivo in uno o nell’altro modo, perciò si producono questi effetti secondari che si vedevano chiaramente con gli angolari: deformazioni, separazione di piani, ecc. Invece, lo zoom digitale segue un processo totalmente diverso nel quale le lenti non si muovono neppure di un millimetro. Affinché ci intendiamo, questo zoom simula il tipico attrezzo “lente d’ingrandimento” presente in qualsiasi programma di ritocco fotografico, ritagliando l’immagine affinché appaia più vicina. Invece, è soltanto un’immagine aumentata, generalmente di minori dimensioni reali e/o di peggiore qualità.

Canon Digital Ixus 330, f2, 1/30 s, ISO 320, distanza focale da 35 mm
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 480x640 (205 KB)
Lo zoom digitale non solo riduce la qualità dell’immagine; molte fotocamere diminuiscono anche parallelamente la loro risoluzione. Dato che possiamo simulare lo zoom digitale mediante il PC, l’uso dello zoom digitale rimarrà ristretto a casi eccezionali.

In sintesi, gli angolari, i grandangolari e fish-eyes vanno oltre al mero fatto di allontanare il soggetto dalla fotocamera. Sono tutta una fonte di possibilità creative che devono essere esplorate adesso che li abbiamo nelle nostre nuove fotocamere.

Eduardo Parra
Fotoreporter


* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.

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