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lunedì 20 dicembre 2004
![]() La misurazione, dal centimetro all'ISOQualcosa che condividono i due mondi fotografici -quello analogico e quello digitale- è il sistema di misurazione della luce. È sicuro che dobbiamo essere molto abili, avere molta esperienza e un magnifico occhio fotografico per potere calcolare manualmente la quantità di luce che richiede una pellicola o un CCD senza l'aiuto di nessun apparato ausiliare. Infatti, questa quantità di luce deve essere molto precisa per garantire la corretta esposizione della fotografia. Per assicurare al massimo questa precisione, le fotocamere contano su un apparato con un valore -fotografico- incalcolabile: l'esposimetro. Di Eduardo Parra È certo che le fotocamere digitali di gamma più bassa non permettono di adattare questi sistemi alle condizioni ambientali, ed alcune di quelle a pellicola neppure realizzano la misurazione, limitandosi a lasciare passare sempre la stessa quantità di luce e sperando che il posteriore processo di sviluppo offra risultati soddisfacenti. Le fotocamere digitali, in un’alta percentuale, incorporano un esposimetro.
Questo esposimetro è un apparato che, contrariamente a quello che si è soliti pensare, non misura la quantità della luce che arriva al CCD, ma, per quella quantità di luce che arriva, calcola l’ottima relazione tra l’apertura del diaframma e il tempo di otturazione. In questo modo, la quantità di luce che incide sul CCD è quella corretta e la fotografia rimane perfettamente esposta. Per garantire che quei valori sono sempre esatti, tutti gli esposimetri sono calibrati secondo la quantità di luce che riflette una carta grigia speciale, che è di un 18% del totale che incide su quella. La forma per misurare questa luce segue due versanti: incidente e riflessa. Usi e abitudini La misurazione della luce incidente si realizza collocando l’esposimetro direttamente verso la fonte luminosa -alla principale, se ce ne sono varie. Il suo maggiore vantaggio è che i toni e gli indici di osservazione della scena misurata non riguardano la lettura, posto che la misurazione si effettua senza che la luce arrivi ad incidere sulle superfici. Invece -e in ciò risiede il suo principale difetto-, i filtri che collochiamo davanti all’obiettivo non saranno presi in considerazione nel processo, per il quale dovremo correggere i dati manualmente. La misurazione riflessa è la più convenzionale e quella che usiamo virtualmente in tutte le occasioni. In questo caso, la fotocamera misura la luce che riflette la scena e che arriva al sensore di immagine attraverso l’obiettivo. La migliore situazione favorevole di questo sistema è che tutte le variazioni che soffrono i raggi di luce sono presi in considerazione, quindi la misurazione si realizza proprio prima che il fascio arrivi al sensore. Grazie a quello, non importa che poniamo mille filtri davanti all’obiettivo: l’esposimetro li prenderà in considerazione. Al contrario, e parlando di vantaggi, la misurazione riflessa non è esatta quando le scene riflettono una percentuale maggiore o minore al 18% della luce che ricevono -che è la quantità per la quale sono calibrate. Così, per esempio nei paesaggi innevati dovremo aprire un poco il diaframma -abitualmente un punto- e in zone oscure, come potrebbe essere un bosco incendiato, dovremo chiuderlo. Anche se il 95% delle volte -probabilmente di più- misureremo con l’esposimetro della fotocamera, esistono anche degli esposimetri a mano, esterni alla fotocamera, che misurano la luce incidente. Sebbene risultino essere molto utili, restringeremo queste linee alle quali incorporano le fotocamere. Classi e cose Anche se varia da un modello ad un altro, la forma per misurare la luce della scena consta di tre schemi principali: a zone, media centrale e spot. Ognuno di quelli possiede i suoi vantaggi ed inconvenienti, e ognuno è più adeguato per una situazione che per un’altra. La misurazione a zone funziona in maniera tale che l’esposimetro misura unicamente su un piccolo punto della scena -generalmente al centro del reticolo- che va a rappresentare un 2% -in base al modello della fotocamera- del totale della scena. Questo sistema è molto utile quando si vuole assicurare la misurazione esatta in una zona determinata lasciando una certa importanza al resto della scena, che può uscire leggermente sottoesposta o sovraesposta. Disgraziatamente, uno dei principali pregi di questo sistema è precisamente il suo maggiore difetto, quindi il fatto di discriminare una parte così grande dell’immagine può indurre facilmente ad un grave errore di misurazione se scegliamo male la zona che prendiamo come riferimento.
La misurazione spot prende come riferimento il 100% della scena, dando come valori di esposizione una media dell’intensità di luce di tutta l’immagine. È molto utile per scenari ampi in cui nessun tono ha una preferenza sugli altri, come in un paesaggio, per esempio.
Eduardo Parra
Fotoreporter
* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.
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