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lunedì 7 febbraio 2005
![]() La messa a fuoco: quello che si vede e quello che si dovrebbe vederePossibilmente spinti dalla legge del minimo sforzo, è relativamente difficile trovare fotografi che utilizzano la messa a fuoco manuale per realizzare le loro fotografie, lasciandosi portare quasi sempre dall'oscuro incanto della messa a fuoco automatica. Sicuramente pochi sono quelli che danno un vero valore a quel istante -magico se si vuole- dove una macchia sfumata si trasforma in una nitida realtà. Tristemente cadiamo poco a poco nella cosa facile e ci dimentichiamo che, a volte, la cosa difficile -o meglio, la meno facile- dà migliori risultati. Di Eduardo Parra
In effetti, come alcuni direbbero, “c’è vita oltre alla messa a fuoco”. Sicuramente è questo uno dei punti che le fotocamere digitali -soprattutto le compatte- devono migliorare. I sistemi della messa a fuoco montati nei nuovi corpi non sono all’altezza né della tecnologia né, certamente, del prezzo di una fotocamera digitale.
Per regola generale, la fotocamera utilizza differenze di contrasto sulla scena per mettere a fuoco l’immagine, un sistema che è molto esteso. In cambio il sistema di messa a fuoco -il modo di lavoro dello stesso- che si istalla in una fotocamera digitale varia da un modello a un altro, essendo più complicato e più -in teoria- effettivo quanto più professionale sia l’attrezzatura. Tra tutte le modalità di messa a fuoco, possiamo distinguere la messa a fuoco manuale, l’autofocus -automatico-, la messa a fuoco continua e la messa a fuoco selettiva. C’è di più, ma per il momento restano riservati alle fotocamere di gamma alta. Infatti, i sistemi che noi andiamo a esaminare saranno i primi due, quindi sicuramente è quasi una missione impossibile trovare un altro sistema di messa a fuoco diverso da questi in una fotocamera compatta. Una frontiera sottile Abituati come siamo già ad una gran profondità di campo nelle fotocamere digitali, ci dimentichiamo dell’importanza di migliorare la messa a fuoco -o sfocatura. Per regola generale, e, come abbiamo segnalato, avvalendoci di una legge del minimo sforzo, lasciamo questo importante lavoro agli automatismi della macchina. Non dobbiamo dimenticare in nessun momento che, anche se la profondità di campo che otteniamo con una fotocamera digitale è molto elevata, la possibilità di sfocare esiste. Se questa sfocatura appare nel piano principale della ripresa, è più che probabile che la fotografia si sia rovinata. Il fatto di cercare la messa a fuoco in forma automatica è un processo che utilizza due elementi: energia della batteria -un bene molto apprezzato- e tempo -più prezioso anche al momento di scattare la fotografia. Inoltre, la virtù della messa a fuoco automatica -l’automatismo- si trasforma nel suo principale difetto in varie occasioni. Così, si corre il rischio di delegare alla fotocamera la scelta del punto di messa a fuoco, quello che si può concludere in un errore di messa a fuoco. È per questa ragione che l’autofocus non è la soluzione miracolosa né l’attrezzatura indispensabile. La migliore forma per usare l’autofocus è pressando lo scatto fino a metà mentre inquadriamo la scena da catturare. In questo modo, lasciamo la fotocamera pronta e disposta affinché solo dobbiamo fare clic. Disgraziatamente, non sempre avremo davanti la situazione ideale per preparare, mettere a fuoco e scattare. La maggior parte delle istantanee che perdurano nel tempo non ci daranno né una decima parte per preparare e neppure un istante per mettere a fuoco. Ma, come sempre, se la fotocamera non è capace di dare un buon rendimento, dovremo aiutarla. Focalizzando con un dito Il nuovo alleato che aggiungeremo alla nostra attrezzatura di tecniche fotografiche è la messa a fuoco manuale. Per cominciare, ha una serie di caratteristiche che ci disturbano dal primo giorno: è lento, difficile da aggiustare e -quasi sempre a causa della nostra scarsa pratica- poco affidabile. Con un poco di pratica e pazienza, invece, vedremo che dà molto di sé; soprattutto, quando la messa a fuoco risulta inefficace. Questo di solito succede quando vogliamo focalizzare una scena davanti alla quale ci sono oggetti che rendono difficile la visibilità. Se questa complicazione è molto fitta, probabilmente non riusciremo mai a mettere a fuoco. Un’altra delle situazioni nelle quali la messa a fuoco “fa impazzire” è quella in cui presenta una zona -dove vogliamo focalizzare- con un tono omogeneo senza differenze di contrasto che prende di riferimento come, per esempio una parete completamente bianca. Lo stesso succede quando la quantità di luce ambientale non è sufficiente. La modalità di messa a fuoco manuale risolverà questo problema facilmente. Invece, non tutto era così semplice. Il movimento rapido è un duro avversario per raggiungere una buona messa a fuoco. Come abbiamo già indicato, la velocità non è un pregio in questo tipo di dispositivi, per cui dovremo ricorrere a altri percorsi per riuscire a focalizzare con abilità. Non ci inganniamo, in questo tipo di riprese non solo abbiamo bisogno di pratica: anche necessiteremo di fortuna. Il segreto consiste nel prendere un punto di riferimento per focalizzare manualmente. Questo punto generalmente sarà localizzato sul suolo, ma attenzione con la misura: è probabile che la misura del nostro punto di riferimento non sia quello adeguato per la fotografia finale. L’ultimo aspetto che dobbiamo prendere in considerazione si riferisce all’uso dei filtri e lenti supplementari. La messa a fuoco -dal punto di vista meccanico- suppone una variazione nella posizione delle lenti dell’obiettivo. La maggior parte delle fotocamere compatte focalizzano variando le lenti internamente, ma alcune agiscono anche sulla lente esteriore, facendola girare in funzione della messa a fuoco. Questo interesserà l’uso dei filtri non omogenei come, per esempio, i lineari e i polarizzati, per cui dovremo collocare il filtro dopo avere realizzato la messa a fuoco. Eduardo Parra
Fotoreporter * Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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