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lunedì 21 febbraio 2005

Fish-eye

Il punto di vista: il luogo da dove si guarda

Quando entriamo in pieno nel mondo della fotografia scopriamo che non tutto è tecnica, meccanica e maneggio di attrezzature. Ci troviamo nella difficile situazione di introdurci nel mondo soggettivo del gusto personale, della 'quasi arte' e delle regole -e della maniera di violarle-. Scattare una foto non è soltanto conoscere la fotocamera e la luce dei flash; è conoscere le regole che l'occhio umano usa per vedere e guardare, quelle che usa per assimilare e ricordare, quelle che usa l'uomo per osservare e fotografare. E come sempre, tutto ha un inizio. Di Eduardo Parra
Eduardo Parra,  fotoreporter.E, in questo caso, il principio -tutto è iniziare- è il punto di vista. In effetti, ogni fotografia comincia a svilupparsi nel momento in cui portiamo la fotocamera agli occhi -questa espressione, attualmente, con i monitor girevoli, è molto flessibile-. Il secondo passo è adattare i nostri occhi alla situazione, in altre parole, il nostro sguardo, o in altre parole ancora, il nostro punto di vista.

Non tutti i punti di vista sono uguali -evidentemente-. Non solo è importante, ma decisiva, la scelta della nostra posizione rispetto a ciò che si fotografa. Il punto di vista dell’immagine si determina partendo dal soggetto catturato dalla fotocamera, tracciando una linea immaginaria tra questi e l’obiettivo. In questo modo, e basandoci su questa affermazione e secondo il punto di vista, possiamo classificare la foto in nadir, ripresa dal basso, normale, ripresa dall’alto e zenitale, dall’alto al basso.

Tutto dipende dal punto di vista

E, in verità, ciò che pone in alto è così sicuro come due e due sono quattro. La scelta del punto di vista è così essenziale quanto scegliere se volessimo usare la luce diurna o il flash. Tanto è così, che una scelta sbagliata probabilmente butterà per terra il resto del lavoro. Disgraziatamente, in questo mondo, se uno dei parametri della foto fallisce, fallisce tutto.

Il piano normale è quello in cui la fotocamera e il soggetto -prendiamo come punto di riferimento lo sguardo della persona- stanno alla stessa altezza. Come il suo nome indica -ciò che cessa di essere logico-, questo punto di vista né dà né toglie la scena: non apporta nulla. Plasma la realtà così com’è ed è utile per la maggior parte delle fotografie.

Olympus E-20, f4, 1/200 s, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1600 (204 KB)
Il piano convenzionale è, chiaramente, il più comune nel mondo fotografico. Mostra la realtà così com’è e trasmette informazioni in forma vera ed efficace.

Quando abbassiamo l’angolo della fotocamera rispetto al soggetto -abbassiamo l’angolo, non necessariamente la fotocamera- passiamo al piano di ripresa dal basso. La ripresa dal basso ci colloca in una posizione di inferiorità rispetto al soggetto fotografato. Occupando una posizione più bassa, otterremo che il soggetto acquisisca un aspetto superiore e di grandezza. Quanto più la ripresa dal basso è il piano, più si peggiora questo effetto.

1. Nikon D-100, f5.6, 1/1000 s, ISO 200
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1805 (178 KB)
2. Nikon D-100, f5.6, 1/125 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1265x1600 (170 KB)

1.I piani ripresi dal basso -dal basso verso l’alto- ci collocano in una posizione psicologica di inferiorità rispetto al soggetto fotografato, essendo realmente utile a rafforzare l’immagine di superiorità in alcuni ritratti. Bisogna fare attenzione che il doppio mento non provochi pieghe antiestetiche che possano rovinare la fotografia.

2. Il principale problema della ripresa dall’alto appare quando abbiamo bisogno di uno sguardo diretto sulla fotocamera. Abbassando il collo, si producono pieghe antiestetiche del doppio mento, rovinando tanto la posa del modello.


Forzando la ripresa dal basso fino al massimo -collocando la fotocamera proprio vicina al soggetto- otteniamo un piano nadir. L’utilità di questo punto di vista è stata molto discussa quindi non è certamente facile trovarsi in una situazione in cui questo è adeguato. Possiamo impiegarlo per generare un’effettiva prospettiva in riprese architettoniche o per catturare ampiamente la volta celestiale. Utilizzarlo con persone è francamente difficile dunque si richiede un pavimento trasparente -o l’assenza dello stesso. L’effetto di superiorità si eleva al suo massimo esponente.

Kodak LSS 443, f2.8, 1/250 s, ISO 200
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1800 (170 KB)
Una delle poche situazioni nelle quali usiamo con abilità il piano nadir: l’architettura. È questa una delle poche forme che permetta di catturare una facciata nella sua totalità senza ricorrere a fotocamere tecniche.

Sul lato opposto alla ripresa dal basso, c’è la ripresa dall’alto. Segue le stesse regole della ripresa dal basso ma invertendone le caratteristiche. Così, se la ripresa dal basso ci poneva in inferiorità rispetto al soggetto, il piano ripreso dall’alto ci colloca in una posizione di superiorità. Esattamente, quanto più aumentiamo l’angolo, più si acutizza l’effetto di superiorità.

Olympus E-20 , f3.6, 1/50 s, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1600 (184 KB)
La ripresa dall’alto ci colloca psicologicamente sopra il soggetto. È molto utile quando si vuole trasmettere una sensazione di inferiorità, non necessariamente fisica, sulla scena. Possiamo accentuare l’effetto con focali corte.

Portando al suo massimo estremo la ripresa dall’alto, arriviamo al piano centrale. Questo tipo di punto di vista produce una visione di insieme della situazione che è molto appropriata per fotografie in cui sia necessario catturare una scena nella quale non c’è informazione concreta -per esempio volti- ma dati generali -persone.

Olympus E-20 , f2.8, 1/125 s, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1200 (200 KB)
Con il piano zenitale otteniamo di dare informazioni sull’ambiente del soggetto fotografato, dov’è e come si sviluppa.

L’unione fa la forza

Certamente, collocare la fotocamera in uno o in un altro posto è importante per il risultato finale. Ma come abbiamo ripetuto fino a sazietà, in fotografia non c’è nulla di indipendente e tutto si deve vedere con tutto. In questo caso ciò che influisce è la distanza focale. Una focale corta -angolare- aumenta l’effetto. In una ripresa dal basso, la prospettiva si allarga e l’effetto da ‘gigante’ si fa molto più evidente aprendosi l’inquadratura. Sul lato opposto, la ripresa dall’alto, il soggetto si restringe e si rimpicciolisce, aumentando l’effetto.

Olympus E-20, f3.2, 1/60 s, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1200 (255 KB)
Una focale corta e un angolo vicino al piano zenitale o nadir -a seconda del caso- accentuerà enormemente l’effetto rispetto ad una focale più lunga.

Al contrario, una distanza focale minimizza l’effetto e lo dissimula. I piani si uniscono, la prospettiva si contrae e l’inquadratura si chiude. L’effetto di superiorità/inferiorità perde forza mancando la scena di punti di riferimento con quelli da confrontare. Se abbiamo bisogno di usare una focale lunga con una ripresa dall’alto o ripresa dal basso, sarà necessario allontanarsi dal soggetto per avere un riferimento visivo sull’ambiente.

Olympus E-20, f2.8, 1/50 s, ISO 80
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1200x1600 (189 KB)
Quando dobbiamo scattare una fotografia con un angolo diverso dal normale e non desideriamo farlo, possiamo nascondere parzialmente l’effetto utilizzando focali lunghe. Se l’angolo non è troppo marcato, gli effetti della difficoltà rimarranno praticamente annullati.
Eduardo Parra
Fotoreporter


* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.

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