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lunedì 21 marzo 2005
![]() I piani: il modo in cui si guarda (Parte I)Fare una fotografia nell'epoca predigitale -per chiamarla così- molte volte si riduceva a puntare e scattare. Le fotocamere compatte non avevano zoom e le possibilità creative erano minime. Adesso, che abbiamo delle conoscenze più avanzate e una macchina con più opzioni, con cui possiamo cominciare a crederci fotografi con esperienza, quasi siamo obbligati a fare qualcosa in più: scegliere il piano. Ogni situazione ha il suo tipo di piano che dipende da ciò che vogliamo mostrare e da ciò che vogliamo occultare; da ciò che vogliamo lasciare all'immaginazione da cui si guarda la foto e da ciò che vogliamo che si intuisca. Tutto dipende da quello che vogliamo sentire. Di Eduardo Parra Esiste nel mondo fotografico una scala di piani, ognuno con le sue particolarità, che di solito si regolano in funzione dell’angolo di copertura che hanno. Questi piani partono dai più aperti, con un angolo di copertura più grande, chiamati piani generali, fino ai più chiusi, con un angolo di apertura piccolo, denominati primi piani. Per regola generale, questa scala di piani si raggiunge con le lunghezze focali dell’obiettivo, in modo che i piani generali di solito appaiono usando angolari e i primi piani appaiono, normalmente, impiegando distanze focali lunghe. Queste regole, invece, sono facilmente vulnerabili. Un paesaggio, per esempio, può essere preso con un teleobiettivo, se ci allontaniamo quanto è sufficiente, e un primo piano può essere fotografato con un fish-eye, se siamo abbastanza vicini.
Sfortunatamente, una volta in più, questa scala di piani non si compie a qualsiasi prezzo. Così un piano potrebbe essere di uno o dell’altro tipo secondo il motivo della scena che prendiamo come riferimento. Questo piccolo dettaglio copre una grande importanza nelle situazioni nelle quali vogliamo incorniciare un oggetto o soggetto all’interno di un ambiente, quindi una scelta sbagliata del piano può comportare che il motivo si perda in un enorme piano generale, o che sia l’ambiente che circonda il motivo che sparisce sotto fauci di un primo piano. Questo, che sembra evidente, si dimentica con facilità, ed è facile che rivedendo le foto di quel viaggio così speciale vediamo le cattedrali impressionanti e un minuscolo puntino nella porta che agli occhi di una lente di ingrandimento risulta essere la fidanzata del fotografo. Puntando da lontano: piani generali I piani lunghi -i generali- sono quelli che offrono un maggiore angolo di copertura della scena. La sua funzione è di porre sul tavolo una situazione nella quale la cosa importante è la scena nel suo insieme e non un dettaglio in particolare. È il caso, per esempio, dei paesaggi. Questi piani hanno un senso descrittivo che permette di fare un riferimento globale della scena o presentare un’idea della situazione geografica. Bisogna prendere in considerazione che lo spazio fisico della scena ha tanto a che vedere con il tipo del piano come con le dimensioni fisiche del motivo di riferimento; in questo modo, un piano generale può apparire tanto in un’idillica prateria neozelandese -se ci fissiamo su una persona- come nella più scura delle fogne- se ci fissiamo su uno scarafaggio. I tre tipi di piani generali sono i seguenti: il grande piano generale, il piano generale e piano generale congiunto complesso. La linea che separa un piano dall’altro è molto diffusa, di forma che ogni piano può essere nominato come piano lungo o corto quando non abbiamo la certezza di avere superato la soglia che li separa. Per parti Il grande piano generale è quello che, in teoria, presenta più copertura. Si usa principalmente per fare il riferimento del luogo nel quale ci troviamo. Così, per esempio, in una serie di fotografie che illustrano una popolazione, i grandi piani generali si userebbero nelle prime immagini per spiegare senza parole dove siamo, che tipo di terreno esiste nella zona, che ambiente si respira, ecc. Il piano generale inizia a dare importanza all’oggetto o soggetto. È più descrittivo che il grande piano generale posto che riduce il suo arco di copertura dando più dettagli della situazione, anche se dà una porzione di realtà più piccola, con questo tipo di piani, si è soliti fotografare gruppi di persone, dando indicazioni del luogo e tempo nel quale trascorre l’azione. Il piano generale congiunto riduce il campo visuale e chiude i personaggi in una zona più ristretta, in modo che possa andare individualizzando ogni oggetto o soggetto in modo più preciso. Quando si fotografavano persone, questo tipo di piano riesce a catturare la figura completa adeguata ai bordi dell’immagine.
Eduardo Parra
Fotoreporter
* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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