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lunedì 4 aprile 2005

Fish-eye

I piani: il modo in cui si guarda (Parte II)

Adesso che sembrava che tutto era controllato, scopriamo che con un angolare possiamo prendere i primi piani, o che con il macro facciamo piani generali; la scala di piani non rispetta distanze focali. Man mano che ci avviciniamo al soggetto a scapito dell'ambiente, i piani si fanno più chiusi. L'informazione emotiva occupa il posto dell'informazione referenziale, i dettagli si ingrandiscono e si esaltano. Stiamo già avendo un concetto più reale di tutto quello che è la fotografia, e scegliere il piano adeguato si trasforma sempre di più in una parte vitale della presa. Di nuovo, questo concetto, insieme a molti altri- influirà sul risultato finale della nostra immagine Di Eduardo Parra
Eduardo Parra, fotoreporter.Nella parte centrale di questa scala di piani, troviamo i piani medi. Questi tipi di piani sono quelli che nel cinema si chiamano “di dialogo”. Soltanto sono soliti mostrare a un soggetto e centrano l’attenzione contestuale dello spettatore su quello. Esulano dall’ambiente e non danno quasi dettagli sulla situazione contestuale, ma si iniziano ad apprezzare indizi di quello stato emozionale -per la posizione delle braccia o dei gesti si intuiscono nella fotografia. Ci sono due tipi di piani intermedi: il piano americano e il piano medio.

Piano americano, dall’ovest alla fotografia

Il piano americano accorcia al soggetto sopra le ginocchia. Ha la sua origine con le pellicole dell’ovest, e da allora in poi si cominciò a parlare di questo piano come tale. È apparso perché si voleva un tipo di piano medio che catturasse al soggetto con spreco dello sfondo ma che permettesse di vedere come sfoderava il revolver. Questo piano non è troppo comune, quindi il nostro cervello inconsciamente non riconosce il taglio sulle ginocchia come qualcosa di naturale, per quello è abbastanza normale che qualcosa non scatti nelle prese di questo tipo. Se vogliamo aggiustare l’immagine, potremmo utilizzare questo piano per catturare ai due soggetti, ma in questo caso lo sfondo rimarrà totalmente tappato ed è possibile che la scena rimanga strapiena di persone. L’orientamento naturale di questo piano è verticale.

Nikon D-100, f7.1, 1/160 s, ISO 200
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1064x1600 (163 KB)
La sfocatura dello sfondo ha una speciale importanza nel piano americano. Dandole un alto livello di nitidezza, cerchiamo di non perdere il riferimento sull’ambiente nel quale si colloca il personaggio senza che questo perda il suo ruolo predominante.


L’altro tipo di piano intermedio è il piano medio. Come il suo nome indica, è il piano intermedio per eccellenza, e comincia ad essere considerato un piano di ritratto. Con questo tipo di piano, cediamo più importanza ancora agli aspetti emozionali del soggetto. In questa occasione tagliamo ai personaggi dall’alto della cintura. Su questo piano influirà il fatto di fare la fotografia su formato verticale o orizzontale. Scegliendo il primo caso, il personaggio occuperà la gran maggioranza della scena e lo sfondo passerà inosservato -comincia ad essere utile applicare una sfocatura sullo sfondo a partire da questo punto.

Se scegliamo un’inquadratura orizzontale, entrerà in gioco l’aria, posto che il soggetto in sé occuperà qualcosa di meno della metà della scena. Così, in questo caso esistono molteplici fattori da prendere in considerazione; lo sfondo può non essere sfuocato a seconda del protagonismo che vogliamo dare al soggetto; terremo in considerazione la posizione del personaggio, cercando di evitare piani totalmente frontali, cercando posizioni in un angolo rispetto alla fotocamera in funzione della disposizione dell’aria della presa e una partecipazione rilevante delle braccia.

Nikon D-100, f5.6 ,1/250 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1129 (177 KB)
Anche se la posizione naturale del piano è verticale, un’attiva e rilevante partecipazione delle estremità o altri elementi possono forzare a utilizzare uno di tipo orizzontale.

Mettendo a fuoco vicino: i primi piani

I primi piani sono quelli che centrano totalmente la loro attenzione sul soggetto. Portano una grande carica emotiva e sono perfetti per catturare i sentimenti che, utilizzando i piani più ampi, passerebbero inosservati. Contiamo su tre tipi: il primo piano, il primissimo primo piano e il piano dettaglio.

Il primo piano è quello perfetto per il ritratto del viso. Ingrandisce il dettaglio e minimizza l’insieme della scena, eliminando una volta per tutte l’importanza dello sfondo. È estremamente utile ricorrere a inquadrature verticali, riservando le orizzontali per quando prendiamo immagini nelle quali il viso si accompagna con gesti delle mani o vogliamo giocare con l’aria dell’immagine.

Nikon D-100, f5.6, 1/125 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1064x1600 (155 KB)
Il ritratto è il primo piano per eccellenza. Cediamo tutta l’importanza della presa sul viso e utilizziamo una sfocatura per eliminare le tracce di protagonismo che restano sullo sfondo.


Il primissimo primo piano ha un enorme impatto visivo. È molto legato all’emotività e permette di centrare lo sguardo su un piccolo frammento della realtà. I dettagli si catturano con speciale facilità, e qualsiasi piccolo errore apparirà esaltato, ciò che può inutilizzare completamente la nostra ripresa. Questo tipo di piano di solito elude lo sfondo -omettendolo totalmente, anche- per quello che la scelta di un’inquadratura orizzontale o verticale dipenderà quasi in esclusiva dal fotografo.

Nikon D-100, f5.6, 1/125 s, ISO 400

Il primissimo primo piano di solito si caratterizza per la scomparsa della testa e la fissazione del limite inferiore sul mento del personaggio. La carica emotiva si accentua e l’attenzione sul personaggio è praticamente totale.

Il piano dettaglio è il piano più vicino. Come succederebbe con un altro tipo di piani, il contesto della scena definirà che si tratta di un piano dettaglio oppure no. In questo modo, un’immagine della torre Eiffel può essere un primo piano della torre o un piano dettaglio della città. Questo tipo di piani sono difficili da impiegare con abilità, dato che possono confondere lo spettatore non facendo alcun riferimento né all’ambiente né al proprio soggetto. I dettagli si ingrandiscono al massimo e la carica emozionale raggiunge il suo punto culminante.

Nikon D-100, f5.6, 1/500 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Clicca per vedere l'immagine nelle sue dimensioni di 1600x1064 (183 KB)
Il piano dettaglio di solito si confonde con il concetto di foto macro, e non è lo stesso. Come il suo nome indica, il piano dettaglio mostra un piccolo dettaglio che, in un piano “normale” passerebbe inosservato.

 

Eduardo Parra
Fotoreporter


* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.

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