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martedì 17 maggio 2005

Fish-eye

La prospettiva, in cerca delle tre dimensioni

Sulla carta, è un fatto che l'immagine fotografica si limiti ad un'altezza e ad una larghezza. È per ciò che, in molte occasioni, la ripresa finale ci resta "piatta", senza vita, senza forza. Per dotare un'immagine fotografica di una certa tridimensionalità che l'avvicini ancora di più alla realtà, utilizziamo la prospettiva. Ci serviamo, quindi, degli elementi che stanno naturalmente sull'inquadratura, in modo tale che, tra lo sfondo della scena e il suo primo termine, esiste una distanza più psicologica che fisica. Di Eduardo Parra
Eduardo Parra, fotoreporter.I manuali affermano che la prospettiva è “un sistema di proiezione, su un piano di due dimensioni, di oggetti o soggetti che sono di tre, e che mantengono tra quelli relazioni spaziali. È l’apparenza che acquistano gli oggetti secondo la distanza e la posizione che conservano rispetto all’occhio osservatore”. In base a questa definizione, un buon uso delle linee e degli elementi in generale preesistenti sulla scena favorisce un effetto conosciuto come tridimensionalità o, che è lo stesso, la prospettiva fotografica.

Canon S-45, f4, 1/2 s, ISO 400© Eduardo Parra, quesabesde.com. Haz clic para ver la imagen a su tamaño original de 1200x1600 (167 KB)
Dotare di uno "sfondo" un oggetto di cui solo percepiamo la sua larghezza e altezza è compito del fotografo. Per ottenerlo, ci aiutiamo con la prospettiva.


Dalla teoria alla pratica

La profondità della scena si ottiene combinando molti elementi: linee convergenti e divergenti, dimensioni relative (prospettiva lineare), zone di differente luminosità e nitidezza (prospettiva aereo-luminosa), ecc. Le immagini con un marcato indice di profondità di solito sono più interessanti e facili da capire per la percezione umana e catturano l’interesse in maggiore misura di una fotografia piatta e di tono omogeneo.

Nikon D-100, f7.1, 1/800 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Haz clic para ver la imagen a su tamaño original de 1600x1064 (160 KB)
In scene dove si ammassano molti elementi senza dare concessioni alla profondità l’unica cosa che otteniamo è una confusione visiva abbastanza sgradevole per l’occhio osservatore.

La convergenza di linee è uno dei mezzi più impiegati per suscitare la sensazione di tridimensionalità nella denominata prospettiva lineare. Due o più linee parallele che si prolungano fino all’infinito finiscono per unirsi nella fotografia in un punto, denominato punto di fuga. Questo punto è di solito uno dei principali candidati a occupare un posto in uno dei vertici della zona aurea.

Nikon D-100, f5.3, 1/160 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Haz clic para ver la imagen a su tamaño original de 1200x1805 (160 KB)
La prospettiva lineare si genera con diversi elementi. In questo caso, abbiamo messo in gioco le diverse dimensioni di un elemento che si ripete nel primo e ultimo termine: le persone.

Alcuni tipi specifici di fotografia -quella architettonica, per esempio- non tollerano troppo bene la convergenza di linee, arrivando anche a estremi sui quali fotografare un edificio, senza lenti speciali per architettura, è compito impossibile se ci troviamo troppo vicino. Questo succede perchè quando si riprende dal basso la fotocamera si esagera in eccesso la prospettiva: le linee verticali “scappano” verso il cielo in modo sproporzionato, deviando un’immagine irreale rispetto alle proporzioni dell’edificio. Invece, è precisamente questa deformazione della realtà quella che fornisce le più spettacolari immagini, producendo l’effetto di edifici ingigantiti.

Accentuando la realtà

Un’altra forma per accentuare la prospettiva avvalendoci della convergenza delle linee è impiegando in modo conveniente le diverse focali di cui disponiamo. Gli angolari separano i piani, dando la falsa sensazione che lo sfondo dista molto rispetto al primo termine. Impiegando queste lenti, insieme alla convergenza di linee e a una buona profondità di campo, possiamo ottenere immagini con una grande sensazione di prospettiva.

Nikon D-100, f5.6, 1/125 s, ISO 400
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Haz clic para ver la imagen a su tamaño original de 1600x1064 (169 KB)
Uniamo un paio di linee che convergono -in altre parole, "scappano"- in un punto forte della zona aurea e una gran parte del lavoro compositivo sarà terminato.

La prospettiva aereo-luminosa, invece, si basa soprattutto sullo sfruttamento della differenza di luminosità e nitidezza tra piani per conseguire qualcosa simile alla messa a fuoco differenziale. In questo modo, impiegando diaframmi aperti -senza che siano estremi, in modo tale da conservare ancora una certa nitidezza di messa a fuoco-, e combinandoli generalmente con focali corte, otteniamo di separare i piani e, allo steso tempo, di concentrare l’attenzione sulle inquadrature nitide. Questo tipo di cattura della prospettiva si appoggia anche sulle differenze di luminosità tra i diversi piani. È il caso, per esempio, della caduta di luce sugli sfondi che si produce quando si utilizza un flash.

Nikon D100, f5.6, 1/125 s
© Eduardo Parra, quesabesde.com. Haz clic para ver la imagen a su tamaño original de 1200x1805 (389 KB)
L’uso di focali corte che esagerano la prospettiva e separano i piani ci sarà anche abbastanza utile per dotare un’immagine di accettabile livello di tridimensionalità.

Anche se nella vita reale la profondità e la tridimensionalità occupano il cento per cento della realtà, nel mondo fotografico questa percentuale non è tanto valida. Non saranno poche le occasioni nelle quali dobbiamo forzare le linee o i toni della scena per dotare di profondità la ripresa. Un esempio, come conclusione: un paesaggio del Polo Nord, carente di linee e con un unico colore -il bianco-, si può presentare piatto: una buona soluzione davanti all’assenza di linee sarà, in questa occasione, giocare con le diverse tonalità di ghiaccio.

Eduardo Parra
Fotoreporter


* Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare fino a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita.

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