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lunedì 21 novembre 2005
![]() L'inquadratura, da un grande errore ad uno sbaglio minoreNelle fotocamere a pellicola era necessario un'ingente quantità di lavoro per ottenere fotografie. Scattare -evidentemente-, sviluppare -con tutto quello che comporta- e il processo di stampa su carta. Questo ultimo punto non era meno faticoso: fasce di prova, filtrati, più prove, reinquadrature, ancora più prove… Troppi passaggi per un pubblico che si è già abituato ad avere la foto alcuni secondi dopo averla scattata. Nonostante ciò, ci sono certi dettagli che non si possono lasciare da parte per il semplice fatto di passare da aleogenuro di argento a un pixel. Una di quelle l'abbiamo appena introdotta: l'inquadratura. Di Eduardo Parra Ma, che cosa è reinquadrare? La definizione del libro è semplice, o, almeno, dovrebbe esserlo. Recita così: selezionare una parte della fotografia e trasformarla assolutamente. Invece, oltre alle fredde definizioni, troviamo una di quelle tecniche -ci permettono di battezzarla così- che rendono possibile trasformare una foto mediocre, o anche brutta, in una presa quanto meno salvabile. Ma non ci sbagliamo: non tutto è reinquadrabile
Il come è abbastanza semplice. Le vecchie fotocamere a pellicola -permetteteci la licenza- avevano un livello di reinquadratura e successivo ampliamento condizionati dalla pellicola, dalla sensibilità della stessa e dalle dimensioni della sua grana. Questo limite condannava il fotografo a prescindere totalmente dalla reinquadratura con pellicole rapide -ad alta sensibilità-, sebbene possedeva una grande versatilità con pellicole poco sensibili. Oggi, con i nuovi captatori digitali, il problema non è più la grana -o il suo equivalente digitale, il rumore- ma la risoluzione del sensore. Non ci confondiamo. Logicamente, quando si reinquadra e si allarga una fotografia con rumore, questo si amplierà proporzionalmente, essendo ancora più visibile e fastidioso. In ogni caso, sarà sempre più rilevante il pregiudizio che ci può causare un altro aspetto puramente digitale: la risoluzione del sensore. LLa risoluzione sarà quella che ci marcherà il limite di ampliamento della zona reinquadrata. È qui dove si vede senza palliativi che una fotocamera di molti megapixel esce vincente. E lo fa, semplicemente e pienamente, perché con una presa da 5 milioni di pixel, per esempio, manovreremo con più margine al momento di togliere pixel e non perdere qualità che con una da 2. E qui arriva il problema: il perchè. Una reinquadratura semplice è quella che si realizza per correggere un difetto nell’inquadratura propriamente detta -il suo stesso nome già lo indica: reinquadratura-, sia perché non abbiamo potuto inquadrare correttamente o forse perché il mirino che abbiamo impiegato soffre un errore di parallasse o non copre il cento per cento del campo di visibilità. La parte difficile viene quando da quella reinquadratura dipende che la nostra foto si salvi o vada direttamente al cestino di riciclaggio. Così quindi, dovremo stabilire non solo di eliminare le parti eccessive, ma anche, che il risultato della nostra operazione sia coerente, cioè, che nonostante il procedimento si conservino dei minimi livelli di composizione e qualità. Le foto difettose si possono reinquadrare eliminandosi i difetti o centrandole correttamente. Ma bisogna prestare attenzione, dato che quei difetti hanno la cattiva abitudine di collocarsi nei peggiori luoghi e, se non poniamo attenzione, possiamo fare un taglio eccessivo. Saremmo vittime allora del conosciuto proverbio: il rimedio è peggiore del male. Un’altra buona forma di agire consiste nel reinquadrare dettagli che nella presa originale passerebbero inosservati, sia per le sue piccole dimensioni nel complesso, sia per l’elevata densità di punti di interesse che appaiono nella foto. Quando il computer aiuta alla fotocamera Stranamente, l’opzione più popolare della reinquadratura, e che sicuramente tutti e tutte abbiamo realizzato, è quella più criticata. Si tratta dello zoom digitale che incorpora la gran maggior parte di fotocamere digitali. Questo zoom seleziona soltanto una zona e l’allarga digitalmente. Un’operazione che possiamo realizzare al computer e non nella fotocamera, con molto più controllo su tutti i parametri. In effetti, non solo possiamo scegliere che zona vogliamo ampliare (nelle fotocamere, questo si riduce al centro dell’inquadratura), ma in che misura lo desideriamo fare. Ricordiamo, nel caso, che lo zoom digitale nel computer o nella fotocamera non modifica in assoluto nessun parametro -prospettiva, profondità di campo, ecc.- come lo farebbe uno zoom ottico. Qualche vantaggio dovrebbe avere. * Fish-eye: si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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