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lunedì 19 dicembre 2005
![]() Fotografia architettonica: una disciplina (quasi) noiosaUna delle discipline fotografiche più complicate e a volte meno gradite tra quelle esistenti è la fotografia architettonica. Prima di tutto, per l'alto livello di preparazione che richiede. Secondo, perché i risultati di solito sono, quanto meno, freddi. Invece, abbiamo già visto in più di un'occasione che in fotografia si può tirare fuori il petrolio da dove non c'è, e l'architettura non sarà un'eccezione. Di Eduardo Parra Della fotografia architettonica, bisogna prendere in considerazione -prima di tutto- che per farla bene si richiede un’attrezzatura specializzata molto cara e alcune conoscenze tecniche altamente avanzate. Se nella fotografia più mondana, essere fedeli alla realtà è importante, nell’architettura, questa necessità di essere attaccato alla realtà sarà cruciale. Nonostante ciò, tenteremo di ottenere delle foto stupende avendo fiducia nel nostro principio basilare di sempre: l’attrezzatura non è tutto.
Quello difficile e quello facile Come abbiamo già anticipato, la fotografia architettonica è difficile per definizione. Le fotografie di architettura di solito presentano seri problemi di incartapecorimento e di monotonia. Tutte sembrano uguali, e nella maggior parte delle occasioni restano ridotte a freddi scatti di catalogo. Per cercare di risolverlo, possediamo alcune armi fotografiche: le prospettive, un punto di ripresa studiato, una buona luce, una messa a fuoco adatta e la ricerca di dettagli. Tutti quelli costituiscono elementi stupendi per rompere quella rigidezza tematica.
Una linea è, indubbiamente, il primo e fondamentale elemento che compone -o comporrà- la nostra istantanea. Bisogna tenere presente che, in generale, le linee concepite da un architetto aspireranno a trasmettere un messaggio: dalla semplice grandiosità, fino alla sensuale voluttuosità. Un messaggio che si può perdere, se non prestiamo sufficiente attenzione. Se ci basiamo sulla disposizione delle linee come elemento conduttore dell’attenzione, otterremo di migliorare in maniera importante la composizione. Ci sono fotografi che considerano un errore il convertire le linee verticali nelle fotografie di architettura. Per risolverlo, impiegano costosissime attrezzature con obiettivi specifici decentrabili o fotocamerre tecniche di grande formato. Invece, quel presunto errore concede forza all’immagine. Quando si guarda verso l’alto in una ripresa dal basso, si esagera la prospettiva; le linee verticali scappano verso il cielo, dotando la fotografia di una sensazione di grandiosità. Si può anche creare l’effetto contrario fotografando da un punto di vista molto alto, con un angolo di ripresa verso il basso. In questo caso, le linee convergono verso il basso, trasmettendo la sensazione di vertigini -anche se, certamente, sono pochi quelli che possono salire nel punto più alto dell’edificio per fare una ripresa verso il basso. Il migliore punto di ripresa si può solo determinare osservando da tutti gli angoli. Qui non c’è trucco: tutto consiste nel fermarsi e guardare. E poi, scegliere. Possiamo anche modificare la fuga di linee con l’uso creativo di diverse distanze focali. Se utilizziamo un grandangolare e ci avviciniamo verso l’edificio con una ripresa verso il basso, rapidamente si esagera la prospettiva, e questo effetto di “ingigantimento” si moltiplica. L’utilizzo di focali lunghe, invece, ci permette di inquadrare dettagli e di trasformare la fotografia di linee in riprese un po’ più astratte -o no. Le linee curve, invece, sono quelle che trasmettono più dinamismo ed elasticità. Oltre a tutto questo, dobbiamo ricordare che stiamo fotografando, quasi sempre, grandi strutture, per cui sarà necessaria una grande profondità di campo. Soprattutto, in quelle riprese nelle quali le linee siano oblique: in quelle, corriamo il pericolo che un’assenza di fuoco distrugga, letteralmente, la composizione. Soprattutto, la luce Un’illuminazione adeguata è un altro ingrediente essenziale. Ricordiamo che parliamo di elementi generalmente enormi, por cui già ci chiediamo di andare dimenticando l’efficacia del nostro flash, per molto potente che sia. Sarà necessario un buon fuoco in forma di sole, o un’esposizione lunga con l’inestimabile aiuto del treppiede. L’illuminazione, insistiamo, è essenziale. Certamente, le linee fisiche o quelle che si creano con la composizione prendono forma nel nostro subconscio quando esiste un rango definito di toni. Soprattutto, quando il contrasto è più forte.
* Fish-eye: : si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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