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lunedì 6 febbraio 2006
![]() La natura morta: più difficile ancora (Parte II)Abbiamo già visto nella prima parte di questo articolo la definizione da libro di natura morta. Oggi andiamo ad analizzare a fondo quella definizione, ci penseremo su e la passeremo al setaccio. Parlare di natura morta è molto di più che parlare di cibo, molto di più che parlare di luci e ombre, molto di più che parlare di inquadrature e focali… Quando la fotografia si unisce in matrimonio con l'immaginazione, la natura morta si può considerare come il suo primo figlio. Di Eduardo Parra Un altro vantaggio in più che la fotografia digitale ha apportato a questo mondo in cui ci è toccato vivere è che possiamo risparmiarci alcuni -abbastanza- euro in fotografia con il metodo "fai da te", una filosofia da poco riservata quasi in esclusiva al bricolage. Oggigiorno possiamo illustrare le nostre etichette di CD, le nostre pellicole di DVD; possiamo creare una cartolina natalizia o un ricordino di comunione con una piccola compatta digitale e un po’ di immaginazione.
Ma portiamo questo pensiero più lontano. Come vivono questa rivoluzione i venditori? I Librai, i gioiellieri, i restauratori… L’elaborazione del menu di una caffetteria può implicare una buona manciata di euro che non ci garantisce che avremo più clienti; le fotografie per un distributore di pubblicità probabilmente implicheranno più denaro di quello che guadagneremmo grazie a quella pubblicità. In particolare se il nostro negozio è piccolo… Tutta una spesa che grazie alla fotografia digitale ci possiamo evitare. Una natura morta da vendere Non è lo stesso la foto di un fermaglio di ufficio di quella di un diamante di nozze. Non è lo stesso. Ma andiamo per parti. Se il nostro prodotto da ritrarre si può commercializzare per quello che è, non avremo bisogno di mascherarlo con luci. Per esempio, un rotolo di nastro adesivo già lo possiamo illuminare con dodici flash e un fuoco, se vogliamo, perché se non ci interessa acquistare il nastro adesivo non ci lasceremo tentare da una buona ripresa. Questo tipo di nature morte, molto comuni nei cataloghi dei grandi magazzini, si illuminano con quello che si denomina "luce diffusa", cioè, una luce diffusa che non lascia ombre e che permette di apprezzare con dettaglio tutte le caratteristiche del prodotto. Esattamente per questo, i piani si aprono sufficientemente affinché il prodotto si veda nella sua totalità, gli sfondi sono di solito neutri -niente colori appariscenti che deviano l’attenzione- e la profondità di campo deve impedire l’apparizione di zone fuori dal fuoco. Con rispetto all’ultimo requisito, se la presenza di zone sfuocate si dovesse a motivi puramente tecnici, la sfida sarebbe allora di riuscire a mantenere infuocate le parti più importanti del prodotto.
Può succedere, invece, che la nostra intenzione sia di potenziare qualche caratteristica del prodotto. Questo di solito succede con gli articoli alimentari, per esempio. Non è lo stesso offrire il cadavere di un pollo bruciato e servito in un pezzo di cartone, che offrire un gustoso pollo abbrustolito e fumante, con appetitose gocce di salsa che colano dalle cosce e servito in un vassoio d’argento. Non è lo stesso. In fotografia, questa differenza si moltiplica per dieci. Ci sono dettagli che dobbiamo potenziare e altri che dobbiamo nascondere, ed è qui quando dobbiamo chiedere aiuto alle nostre conoscenze fotografiche. Alcuni si possono mimetizzare mediante ombre (anche se possiamo impiegare le ombre per occultare difetti, è preferibile applicare, così come nell’esempio precedente, una luce diffusa, in modo tale che tutto il prodotto resti uniformemente illuminato), altri con sfocature e altri semplicemente li togliamo dall’inquadratura. E rispetto ai dettagli che si possono potenziare, basta non toglierli male. In ogni caso, usare un’illuminazione che favorisca in modo particolare quei dettagli non è inutile.
E altro per presumere E anche per vendere, chiaro. Stiamo parlando di quelle nature morte nelle quali si mostra una cosa o si vende un’altra. Illuminazioni curate, un importante tocco stilistico -in quello l’occhio fotografico influisce ancora- e una buona dose di immaginazione concentrata. Volere è potere. Le nature morte -chiamiamole così- di design, accettano praticamente tutte le birichinate che vogliamo fare. Inquadrature aberranti, forme deformate, illuminazioni di fumetto, estetica glamourosa... quello che sia. Dipende solo dalla nostra immaginazione. Al massimo, il problema può essere -come no- di condizione. Non tutti disponiamo di flash da studio -a volte, neppure di attacco per un’unità di flash esterno-, né di uno stilista o di un designer di produzione. Per compensare questa mancanza, nuovamente impiegheremo la nostra immaginazione. Una camera oscura e il flash di un’altra fotocamera ci permetteranno di avere la fonte di luce dove vogliamo. Una lampada da studio e un’altra fotocamera ci permetteranno di avere la fonte di luce dove vogliamo. Una lampada da studio e un’esposizione molto lunga permetteranno di giocare con le ombre. Un rimbalzo sullo specchio permetterà di dare alla natura morta un controluce. Un lenzuolo bianco ci permetterà di sfumare le ombre troppo forti… Se abbiamo bisogno di qualcosa, in definitiva, è l’immaginazione.
* Fish-eye si definisce l’obiettivo che può arrivare a coprire più di 150 gradi, con una profondità di campo quasi infinita. |
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