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![]() Lumix DMC-TZ3Caratteristiche ![]() Val. utenti: Mass. ris.: 3328 x 1872 p. Obiettivo (35 mm): 28,0-280,0mm Zoom: 10x (ottico) / 4x (digitale) In due parole L'eccessivo rumore e l'assenza dei controlli manuali tolgono punti a una compatta che approfitta di una qualità ottica invidiabile. Prezzi Non ci sono prezzi disponibili Foto ![]() ![]() ![]() Verifica la qualità delle immagini della Panasonic Lumix DMC-TZ3 con le nostre 39 foto di esempio, fatte con la fotocamera e senza ritocchi.Recensione
lunedì 14 maggio 2007 Gli alti bassi del camminoCon 7 milioni di píxel, 3 pollici di display e uno zoom stabilizzato di 28-280 millimetri, la Lumix DMC-TZ3 della Panasonic non ha bisogno di molti altri argomenti per convincere. Può utilizzare, nonostante tutto, il marchio della Leica sul frontale, la sua dimensione compatta o la sensibilità di 1250 ISO (e incluso 3200 ISO) per sedurre i fotografi che abbiano riposto la loro attenzione su di lei. Ereditaria dell'acclamata TZ1 e sorella maggiore della contemporanea TZ2, l'ultimo gioiello della Panasonic quasi si vende sola e nasce disposta a lottare per questa posizione di "fotocamera per tutto". Anche se scarse, le differenze tra le Lumix DMC-TZ3 e TZ1 sono sufficientemente significative per marcare distanze. Così, la nuova compatta della Panasonic cambia la focale del modello primogenito, aumenta il display e raffina il design per offrire una versione adattata ai nuovi tempi.Con l'ambiziosa vocazione ad essere una fotocamera per tutto e per tutti, la TZ3 si reinventa, e per certo non lascia nessuno indifferente. Alcune novità La nuova Lumix (e la quasi clonica TZ2, di 6 megapixel) si differenzia dalla precedente TZ1 per vari aspetti, alcuni di quelli di grande importanza. Per iniziare, anche se conserva lo zoom ottico di 10 ingrandimenti firmato Leica e con il complemento DC Vario-Elmarit, la focale passa dai 35-350 millimetri a dei molto più interessanti 28-280 millimetri. Anche se con una piccola riduzione della luminosità, bisogna insistere sull'importanza di quest'angolare, tanto poco comune tra le compatte digitali e anche tra quelle che brillano di uno zoom potente. Il monitor TFT, dal suo canto, passa dai 2,5 pollici a 3 (dettaglio che, insieme alla risoluzione e all'autonomia, permette di differenziare la TZ3 dalla TZ2, il cui display misura 2,5 pollici) e la sensibilità cresce fino a 3200 ISO. Nonostante ciò, bisogna chiarire che il fotografo può solo accedere a questa velocità ISO attraverso la modalità scenica battezzata come "alta sensibilità". Manualmente, solo si può giungere a 1250 ISO. Continuando con la sensibilità, la TZ3 incorpora questa curiosa prestazione già vista in altre Lmix che, sotto il nome di "ISO intelligente", aumenta automaticamente la sensibilità dipendendo non solo dalla luminosità della scena, ma dal movimento intercettato il lei. Con una mano Come la sua sorella, la TZ3 è dotata di un design compatto e una protuberanza sul lato destro che ha la funzione di impugnatura. Il nucleo di gravità continua centrato, ciò che facilita -sommando una ergonomia adeguata e un contorno carente di bordi- il suo utilizzo con una sola mano senza grossi problemi. Considerato che il potente teleobiettivo potrebbe ridurre questa presa, la verità è che tanto la corretta ergonomia come, soprattutto, il risaputo sistema di stabilizzazione Mega O.I.S. sono dotati di una presa ferma e scatti praticamente liberi da tremolii. La parte posteriore è calcata a quella dellaTZ1, facendo eccezione per il citato LCD di 3 pollici e 230.000 pixel. I pulsanti in questa zona non sono eccessivi e permettono l'accesso alla navigazione attraverso i menù del display, controllare alcuni parametri, conmutare tra la modalità di scatto semplice e la raffica, attivare il flash o visualizzare le immagini scattate e registrare nei 12 MB di memoria interna o nelle schede SD Card. Con poche connessioni alla modalità manuale, la TZ3 riserva una piccola zona della sua parte superiore per posizionare vari controlli in più: il comando dello zoom, il pulsante per attivare lo stabilizzatore e il classico quadrante delle modalità. Senza controllo manuale Anche se potrebbe non sembrarlo, la TZ3 è praticamente automatica al 100%. È per quello che continuiamo a ignorare qualche concessione manuale capace di convertire questo modello in una fotocamera perfetta per viaggiare o, perchè no, in un secondo corpo per gli utenti di una SLR digitale. In mancanza di controlli manuali, la TZ3 è dotata di una importante collezione di modalità programmate e scene. Tra questi si trovano, per esempio, una modalità per fuochi artificiali -fino a 60 secondi di esposizione-, un'altra per fotografie di approssimazione, un'altra per ritratti. E una modalità di alta sensibilità la cui efficacia, dopo le prove realizzate, ci cimentiamo a mettere in discussione. Il già citato monitor, dal suo canto, è uno degli attributi più attraenti della TZ3. La dimensione, la risoluzione e un'eccellente qualità di immagine le conferiscono l'immaginario elogio di secondo miglior attributo della fotocamera, superato solo dall'obiettivo, del quale parleremo più avanti. Il display mostra un rinfresco perfetto, mentre la nitidezza e il colore sono invidiabili tanto durante la riproduzione quanto durante l'inquadratura. Angolare meno luminoso Lo zoom è un'altra delle grandi novità di questa fotocamera. Seguendo la scia dei modelli anteriori, in questa occasione si tende all'angolare (28-280 millimetri) al posto di rafforzare le focali più estreme. Oltre la certezza che suppone questa riconversione, l'obiettivo retrattile da per buona l'iscrizione della Leica sulla sua parte frontale e presume di una minima ricarica di errori e un'elevata qualità. L'unico dato negativo risiede nella luminosità, che si vede ridotta al passare dal diaframma di f2.8 di cui era dotato l'angolare della TZ1 all'f3.3 del nuovo modello (cifra che continua a risultare interessante.). Sfortunatamente, anche la massima apertura del teleobiettivo si vede esposta allo stesso processo, passando dall'f4.2 originale a un discutibile f4.9. La velocità di risposta dello zoom è praticamente identica a quella della TZ1, e si trova in dei margini adeguati per la maggior parte degli utenti. Il sistema di messa a fuoco, dal suo canto, anche è virtualmente identico a quello del modello anteriore, per ciò che risulta rapido e preciso in tutte le focali, anche se con minor misura nella parte finale dello zoom. Stabilizzazione della casa Per ciò che riguarda la stabilizzazione, la TZ3 incorpora il sistema di riduzione delle vibrazioni Mega O.I.S., visto e provato con enorme successo nel resto delle fotocamere della marca giapponese. Come è norma, l'utente conta con due modalità di stabilizzazione ottica: il primo esercita sulla scena continuamente, di modo che è più facile inquadrare, mentre il secondo stabilizza l'immagine unicamente nel momento di realizzare la foto. Senza dubbio, le foto ottenute sono il miglior elemento di giudizio per il potenziale compratore di questa compatta. Ad ogni modo, e come era da prevedersi -perchè sempre è successo che in questo tipo di stabilizzatori e perchè così si specifica nelle istruzioni-, la seconda modalità è molto più efficace al momento di stabilizzare e permette di scattare scene nitide fino a un paio di passi al di sotto della velocità di otturazione raccomandabile. Imperfezione refrattaria Dotata di 7 megapixel di risoluzione e con il processore di immagine Venus Engine III come fedele scudo, la TZ3 lascia una buona prima impressione lavorando a basse sensibilità. Con dispiacere, non si può dire lo stesso all'aumentare la velocità ISO. Già lo dicemmo con la TZ1 e lo ripetiamo di nuovo: il CCD che incorpora la TZ3 è abbastanza "rumoroso". inoltre, il sistema di riduzione del rumore elettronico neanche favorisce questa Lumix. Preparata per scattare foto che vanno fino a 3072 x 2304 punti (solo in formato JPEG), la TZ3 è dotata di una sensibilità che va da 100 a 1250 ISO. Dispone, inoltre, di un'applicazione speciale a 3200 ISO che rimane sotto il controllo della fotocamera mentre si usa la modalità specifica "alta sensibilità". Secondo quanto abbiamo potuto verificare, lavorando a 200 ISO il rumore è già visibile. Inoltre, se eleviamo questo valore a 400 ISO, iniziano a essere percettibili gli effetti del sistema di riduzione del rumore. La TZ3 collide così con la stessa pietra della TZ1, con una qualità di immagine eccessivamente soggetta all'applicazione della sensibilità. Come contropartita, i colori sono vivi e le gradazioni molto adeguate, almeno scattando con basse sensibiltà. Il bilanciamento dei bianchi anche potrebbe mettersi in questo sacco di elementi positivi, funziona bene in tutte le situazioni. Ad ogni modo, continua a non essere disponibile il bilanciamento prefissato per luce fluorescente. Inprescindibile assenza, una volta ancora. La batteria dal suo canto, offre un rendimento molto accettabile -non ci dimentichiamo del colossale zoom di 10 ingrandimenti e l'energia necessaria per muoverlo-, con 300 immagini di autonomia con un uso normale. Ancora rimane strada Quando analizzammo la TZ1, a febbraio del 2006, dicemmo che era a un passo dal trionfo, ma che ancora le mancava maturare in certi aspetti. La TZ3 si lancia con forza a superare queste antiche barriere, anche se barcolla a mezzo cammino. La rimodellazione dell'obiettivo è, per esempio, un enorme certezza. E visto il suo rendimento, siamo disposti a accettare la perdita di luminosità (poco più si può chiedere a uno zoom di 28-280 millimetri stabilizzato come questo). Ad ogni modo, la mancanza di controlli manuali e, soprattutto, il rumore a sensibilità medie tornano a supporre uno stratagemma nella linea di navigazione della TZ3. È certo che questa Lumix lascerà a quasi tutto il mondo soddisfatto e che è a un passo più vicino dell'anelata perfezione, ma ancora rimangono alcuni tratti di cammino da percorrere. TESTO: Eduardo Parra |
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